Il Fotolinguaggio nella formazione
Uno strumento facile e facilitante !
Uno strumento facile e facilitante !
Articolo di Carlo Bianchi – Specialista della progettazione didattica e autore di giochi d’aula
Il fotolinguaggio è uno strumento pedagogico originale, coinvolgente e sorprendentemente efficace, oggi ampiamente utilizzato nella formazione degli adulti, nello sviluppo delle competenze, nel coaching, nell’educazione e nei contesti HR.
Nato verso la metà degli anni 60 grazie al lavoro di un’équipe franco-svizzera di animatori e psicosociologi, il fotolinguaggio nasce inizialmente come metodo per favorire l’espressione degli adolescenti. La sua efficacia lo porta però rapidamente a essere adottato nella formazione degli adulti, nei gruppi di lavoro e nei processi di cambiamento.
«L’immagine non serve a spiegare, ma a far pensare.»
Il metodo Photolangage®, marchio registrato sviluppato da Alain Baptiste e Claire Bélisle, ha strutturato il fotolinguaggio come dispositivo pedagogico rigoroso, pensato per facilitare la comunicazione, la riflessione e il lavoro di gruppo.
Il fotolinguaggio si basa su un principio chiave dell’apprendimento degli adulti: il senso nasce dall’esperienza e dalla riflessione condivisa.
L’approccio è interattivo, socio-costruttivista e culturale: al centro non c’è il singolo individuo isolato, ma la persona in relazione con gli altri. Le fotografie non sono scelte per essere illustrative, bensì per la loro capacità di:
Come sottolinea Philippe Meirieu, uno dei riferimenti della pedagogia contemporanea:
«Non si apprende da ciò che viene detto, ma da ciò che si rielabora.»
Dal punto di vista operativo, il fotolinguaggio utilizza fotografie stampate come supporto all’espressione orale e alla riflessione collettiva.
Il principio di base:
Non esiste una risposta giusta o sbagliata. L’obiettivo è permettere a ciascuno di:
Come afferma David Kolb, teorico dell’apprendimento esperienziale:
«L’apprendimento è il processo mediante il quale la conoscenza si crea attraverso la trasformazione dell’esperienza.»
Ogni persona legge un’immagine in modo diverso. Alcuni dettagli emergono, altri restano sullo sfondo. Questa interpretazione dipende da:
Parlare di un’immagine permette di parlare di sé senza esporsi frontalmente. L’immagine crea una distanza simbolica che facilita la parola, riduce le difese e favorisce una comunicazione autentica.
Gli specialisti della psicologia descrivono così il processo di proiezione:
«La fotografia è un oggetto di proiezione. Chi la sceglie le attribuisce significati che gli appartengono. L’immagine diventa un’estensione di sé, pur restando esterna. Questo permette di parlare di sé parlando dell’altro, di dire e non dire allo stesso tempo.»
Questo meccanismo rende il fotolinguaggio particolarmente efficace nei contesti di formazione, coaching, accompagnamento al cambiamento e sviluppo personale.
L’utilizzo più frequente del fotolinguaggio è nel brainstorming strutturato, ma le applicazioni sono molteplici: avvio di una formazione, analisi di pratiche, bilancio, feedback, regolazione di gruppo.
Il formatore non interpreta né giudica. Il suo ruolo è quello di:
Come ricorda Carl Rogers:
«È la qualità della relazione che rende possibile l’apprendimento.»
Parametri consigliati:
Le 5 fasi della sessione:
Il fotolinguaggio è molto più di una tecnica: è un dispositivo di senso che permette di:
In un’epoca in cui la formazione deve essere coinvolgente, significativa e trasformativa, il fotolinguaggio rappresenta una risorsa preziosa per formatori, responsabili HR, consulenti, docenti e coach.
