Il Fotolinguaggio nella formazione

Uno strumento facile e facilitante !

Cos’è il fotolinguaggio (e perché funziona)

Il fotolinguaggio si basa su un principio chiave dell’apprendimento degli adulti: il senso nasce dall’esperienza e dalla riflessione condivisa.

L’approccio è interattivo, socio-costruttivista e culturale: al centro non c’è il singolo individuo isolato, ma la persona in relazione con gli altri. Le fotografie non sono scelte per essere illustrative, bensì per la loro capacità di:

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  • suscitare emozioni,
  • attivare il pensiero,
  • favorire la proiezione simbolica,
  • stimolare il dialogo e l’ascolto.

Come sottolinea Philippe Meirieu, uno dei riferimenti della pedagogia contemporanea:

«Non si apprende da ciò che viene detto, ma da ciò che si rielabora.»


La metodologia del fotolinguaggio

Dal punto di vista operativo, il fotolinguaggio utilizza fotografie stampate come supporto all’espressione orale e alla riflessione collettiva.

Il principio di base:

  1. Il formatore pone una domanda aperta legata a un tema formativo.
  2. I partecipanti rispondono scegliendo una o più fotografie.
  3. Ogni persona commenta la propria scelta, spiegando il significato che attribuisce all’immagine.

Non esiste una risposta giusta o sbagliata. L’obiettivo è permettere a ciascuno di:

  • prendere coscienza della propria posizione,
  • verbalizzare rappresentazioni, emozioni ed esperienze,
  • confrontarsi con punti di vista diversi,
  • sviluppare una riflessione personale e collettiva.

Come afferma David Kolb, teorico dell’apprendimento esperienziale:

«L’apprendimento è il processo mediante il quale la conoscenza si crea attraverso la trasformazione dell’esperienza.»


Perché la fotografia favorisce l’espressione orale

Ogni persona legge un’immagine in modo diverso. Alcuni dettagli emergono, altri restano sullo sfondo. Questa interpretazione dipende da:

  • l’esperienza vissuta,
  • le emozioni,
  • la cultura,
  • le rappresentazioni mentali di ciascuno.

Parlare di un’immagine permette di parlare di sé senza esporsi frontalmente. L’immagine crea una distanza simbolica che facilita la parola, riduce le difese e favorisce una comunicazione autentica.

Il meccanismo di proiezione

Gli specialisti della psicologia descrivono così il processo di proiezione:

«La fotografia è un oggetto di proiezione. Chi la sceglie le attribuisce significati che gli appartengono. L’immagine diventa un’estensione di sé, pur restando esterna. Questo permette di parlare di sé parlando dell’altro, di dire e non dire allo stesso tempo.»

Questo meccanismo rende il fotolinguaggio particolarmente efficace nei contesti di formazione, coaching, accompagnamento al cambiamento e sviluppo personale.


Usare il fotolinguaggio in formazione

L’utilizzo più frequente del fotolinguaggio è nel brainstorming strutturato, ma le applicazioni sono molteplici: avvio di una formazione, analisi di pratiche, bilancio, feedback, regolazione di gruppo.

Il ruolo del formatore

il fotolinguaggio in formazione

Il formatore non interpreta né giudica. Il suo ruolo è quello di:

  • definire il quadro di riferimento,
  • porre domande chiare e pertinenti,
  • garantire il rispetto delle regole,
  • facilitare gli scambi,
  • creare un clima di fiducia e sicurezza psicologica.

Come ricorda Carl Rogers:

«È la qualità della relazione che rende possibile l’apprendimento.»


Organizzazione di una sessione di fotolinguaggio

Parametri consigliati:

  • Gruppo: da 8 a 12 persone.
  • Fotografie: 40–60 immagini (almeno 5 per partecipante).
  • Spazio: ambiente tranquillo, tavolo per esporre le foto, libertà di movimento.
  • Durata: da 20 minuti a 2 ore, in funzione degli obiettivi.

Le 5 fasi della sessione:

  1. Presentazione del metodo.
  2. Formulazione di 1–2 domande chiave  – Esempio: «Cosa significa per voi imparare?».
  3. Scelta delle fotografie.
  4. Condivisione (da 1 a massimo 2 foto a persona).
  5. Analisi, riformulazione e sintesi collettiva.

Perché integrare il fotolinguaggio nelle vostre formazioni

Il fotolinguaggio è molto più di una tecnica: è un dispositivo di senso che permette di:

  • coinvolgere attivamente i partecipanti,
  • valorizzare l’esperienza,
  • sviluppare la riflessività,
  • dare profondità agli scambi,
  • rendere l’apprendimento memorabile.

In un’epoca in cui la formazione deve essere coinvolgente, significativa e trasformativa, il fotolinguaggio rappresenta una risorsa preziosa per formatori, responsabili HR, consulenti, docenti e coach.


Riferimenti e autori

  • Baptiste, A. & Bélisle, C. – Photolangage®
  • Kolb, D. – Experiential Learning
  • Meirieu, P. – Apprendre, oui… mais comment
  • Rogers, C. – Libertà nell’apprendimento
  • Thiagi – Thiagi’s Interactive Techniques
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