PowerPoint nella formazione
Ritrovare il giusto ruolo dello strumento
Ritrovare il giusto ruolo dello strumento
Articolo di Carlo BIANCHI – Consulente in Ingegneria Pedagogica & Formatore di Formatori
Lungi dal voler mettere in discussione l’interesse di PowerPoint come strumento di presentazione, né dallo spiegare come realizzare una “buona” presentazione, tema già ampiamente documentato, questo articolo propone un altro angolo di analisi.
Si tratta di interrogarsi sugli effetti pedagogici di un uso eccessivo o inadeguato delle presentazioni in formazione, al fine di restituire a PowerPoint il suo giusto posto nella cassetta degli attrezzi del formatore.
In altre parole: PowerPoint non è né il problema, né la soluzione. È l’uso che se ne fa che può favorire… o frenare l’apprendimento.
Sempre più spesso, le aziende ci sollecitano per “dinamizzare” formazioni progettate internamente. La diagnosi è spesso la stessa:
Tutto è quindi pensato per una lettura collettiva sullo schermo, dimenticando un principio fondamentale: una presentazione si presenta, non si legge.
Ciò è del tutto comprensibile, poiché PowerPoint offre numerosi vantaggi:
Tanti elementi che seducono formatori, esperti di mestiere e manager. E quando uno strumento diventa confortevole, tende naturalmente a essere sovrautilizzato.
Purtroppo, in alcune aziende la parola “formazione” è diventata sinonimo di “PowerPoint”. Ora, un uso intensivo della presentazione porta meccanicamente a subire gli effetti perversi delle sue stesse qualità.
L’utilizzo delle diapositive non è neutro dal punto di vista cognitivo e pedagogico. Tra i principali limiti osservabili:
Queste constatazioni sono oggi ampiamente confermate dai lavori nelle scienze cognitive e nella psicologia dell’apprendimento.
Le ricerche sulla memoria ne hanno mostrato da tempo i limiti. Con il concetto del 7±2, già nel 1956, George A. Miller metteva in evidenza la capacità ristretta della memoria di lavoro.
La memoria a breve termine (quella che tratta le informazioni immediate o provenienti dall’ambiente) è limitata nella capacità, molto fugace (pochi secondi), fortemente dipendente dal ritmo e dalla complessità delle informazioni presentate.
Un discorso troppo denso, troppo rapido o complesso viene quindi memorizzato in modo parziale, deformato o errato.
Il ritmo di scorrimento dei messaggi diventa allora un fattore critico, tanto più che ogni discente possiede il proprio ritmo di assimilazione.
Paradossalmente, in formazione, la memorizzazione pura dell’informazione è un falso problema. Gli specialisti della comunicazione ricordano che solo una piccola parte delle informazioni ricevute viene memorizzata in modo duraturo, anche di fronte ai migliori oratori.
L’apprendimento non corrisponde a un accumulo di informazioni, ma a una trasformazione dei modi di pensare e di agire. L’informazione è quindi un mezzo, mai un fine.
Un formatore che adotta esclusivamente una postura da conferenziere o da detentore del sapere, senza mettersi a disposizione dei discenti, avrà meccanicamente difficoltà a raggiungere veri obiettivi di apprendimento.
Certamente no.
La presentazione orale supportata da materiali visivi rientra nelle cosiddette pedagogie trasmissive, frontali o magistrali.
Questo modello pedagogico resta largamente dominante nella formazione e nell’insegnamento. Può essere efficace, ma a determinate condizioni.
Come ricordano numerosi pedagogisti: «il messaggio viene ascoltato solo se è atteso». Ciò presuppone che:
Quando queste condizioni sono riunite, cosa che accade raramente, la presentazione è un ottimo mezzo per trasmettere molte informazioni in poco tempo. In caso contrario, diventa poco produttiva.
Il celebre adagio «Se l’unico strumento che hai è un martello, ogni problema assomiglia a un chiodo» riassume perfettamente la posta in gioco.
Non si tratta quindi di buttare i vostri PowerPoint nel cestino, ma di combinarli in modo intelligente con altre modalità pedagogiche al fine di: mantenere l’attenzione, stimolare la motivazione e favorire l’appropriazione dei messaggi.
A seguito del capitolato realizzato con il committente, il formatore può inviare ai partecipanti un questionario individuale relativo a:
NB: A seconda del contesto e dei profili dei partecipanti, un breve incontro in videoconferenza può costituire un’alternativa al questionario.
L’analisi dei riscontri consente di:
Dopo un’introduzione (2 o 3 diapositive massimo), messa in attività tramite un gioco da tavolo o un case study, al fine di:

Le diapositive possono servire qui a strutturare e approfondire quanto emerso in precedenza. Il formatore adatta il proprio discorso ai risultati dell’attività di scoperta, sorvola sugli acquisiti e insiste sulle aree di fragilità.
IMPORTANTE: Ogni 10–15 minuti gli stimoli devono variare con, ad esempio:
Lavoro in sottogruppi sulla trasposizione nella pratica professionale (motivazione, leadership, delega…). Questa fase consente sia l’ancoraggio sia la valutazione formativa.
NB: I quiz finali a scelta multipla mostrano qui i loro limiti: quando un messaggio è mal compreso, è già troppo tardi per correggere.
Gli apporti vengono adattati in funzione dei bisogni identificati, al fine di consolidare i punti sensibili.
Poiché l’apprendimento reale si costruisce nell’azione, in base ai mezzi disponibili, può essere prolungato tramite coaching sul campo, letture mirate o moduli e-learning.
Questo esempio illustra i principi della pedagogia differenziata, che consiste nel:
Al di là della dinamica di gruppo, la pedagogia differenziata costituisce oggi uno dei leve più efficaci per raggiungere obiettivi comuni con discenti dai profili diversi, che è la realtà di qualsiasi formazione aziendale.
PowerPoint può essere un alleato prezioso… a condizione di non diventare una stampella.
Quando viene utilizzato come supporto principale del discorso, rinchiude il formatore in una postura da esperto che espone, piuttosto che in quella di un facilitatore che fa apprendere.
Che sia formatore professionista o esperto di mestiere che interviene occasionalmente, l’animatore ha interesse a porsi una domanda semplice prima di ogni diapositiva: «Cosa faranno i discenti con questa informazione?»
Se la risposta è “ascoltare” o “leggere”, il potenziale pedagogico è limitato. Se la risposta è “riflettere”, “discutere”, “sperimentare”, allora PowerPoint svolge pienamente il suo ruolo di supporto all’apprendimento.
L’efficacia di una formazione dipende meno dalla qualità grafica delle slide che dalla qualità delle interazioni e delle situazioni di apprendimento proposte.

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