Il FOTOLINGUAGGIO

Uno strumento di formazione originale e efficace

Il fotolinguaggio è stato creato verso la metà degli anni 60 da un team franco-svizzero di animatori e psicosociologi.  Inizialmente utilizzato come metodo per incoraggiare gli adolescenti ad esprimersi, è rapidamente diventato un vero e proprio strumento di formazione d’adulti.

Photolangage® è un marchio registrato da due dei suoi inventori, Alain Baptiste e Claire Bélisle, che hanno sviluppato un metodo molto efficace per facilitare il lavoro di gruppo.

L’approccio interattivo e socio-culturale alla comunicazione che si sviluppa con tale strumento mette al centro del sistema non il singolo soggetto, ma il soggetto in interazione con altri soggetti. Le immagini sono scelte per la loro capacità di far vedere e far pensare.

LA TEORIA DEL FOTOLINGUAGGIO

la metodologia del fotolinguaggio utilizza la fotografia su carta per promuovere l’espressione orale. Ai partecipanti viene posta una domanda su un determinato tema. L’animatore/formatore chiede loro di rispondere alla domanda scegliendo una o più fotografie. Ogni partecipante sceglie la o le foto che meglio rispondono alla domanda secondo la propria opinione. Commentando la sua scelta, l’individuo esprime il suo punto di vista personale, le sue rappresentazioni, un’esperienza vissuta, i suoi sentimenti e li condivide con il gruppo.
L’obiettivo non è quello di trovare la “risposta giusta”, ma di permettere a ciascuno di prendere coscienza della propria posizione in relazione alla domanda posta dal formatore, di cercare di comunicarla agli altri, e quindi di condividere queste diverse posizioni all’interno del gruppo ascoltando attentamente ogni persona.

Perché la fotografia può incoraggiare l’espressione orale?

Ogni persona interpreta le immagini in modo diverso dagli altri. Alcune persone noteranno questo o quel dettaglio, altre persone vedranno altri aspetti. La natura dello sguardo sull’immagine dipende dalle emozioni che provoca, dall’esperienza vissuta di ogni persona, dalle sue rappresentazioni.

Quando si parla dell’immagine, il partecipante parla di se stesso ma con un allontanamento che lascia spazio alla riflessione e allo sviluppo del pensiero sia per la persona che si esprime che per le persone che ascoltano.

Il processo del fotolinguaggio spiegato da un professore di psicologia

“La foto è un oggetto di proiezione. Vale a dire che chi lo sceglie, privilegiando alcuni dettagli, gli attribuirà proprietà che sono dentro di sé. In un certo senso, la foto diventerà un’estensione di se stessa pur rimanendo un oggetto al di fuori di essa. È questo processo che gli permetterà di “raccontare a metà”, cioè di parlare di se stesso nello stesso momento in cui parla della foto, è lui e non lui, è lei e non solo lei! Io dico e non dico”. Questo processo faciliterà lo scambio, poiché tutti possono sia parlare di lui che nascondersi dietro il quadro”.

USARE IL FOTOLINGUAGGIO IN FORMAZIONE

Il modo più frequente di utilizzo del fotolinguaggio in formazione è il brainstorming. Il questo caso, il compito del formatore è quello di stabilire il quadro di riferimento e di far rispettare le regole, di indicare chiaramente la domanda e di facilitare gli scambi. Inoltre, si assicura che la visualizzazione proposta da ogni persona corrisponda a ciò che vuole dire e che ognuno sia riuscito ad esprimersi in modo chiaro.

Il formatore impedisce fermamente qualsiasi giudizio o consiglio su ciò che viene detto e promuove un clima di fiducia. Accoglie e contiene le emozioni che nascono, coinvolgendo il gruppo.

Organizzazione di una sessione

Il gruppo: da 8 a 12 persone.

Le foto: un mazzo di 40-60 foto (almeno 5 per partecipante) sul tema della sessione.



Il luogo: una stanza tranquilla, abbastanza grande, un tavolo su cui esporre le fotografie e intorno al quale è possibile muoversi.

Durata: da 20 minuti a 2 ore (a seconda del numero di partecipanti e degli obiettivi della sessione).

Lo svolgimento della sessione in 5 fasi:

  1. Presentare il metodo.
  2. Fare 1 o 2 domande (Esempio: “Cosa significa per voi imparare?” e “Quali sono le caratteristiche di una formazione efficace?).
  3. Far scegliere delle foto ai partecipanti.
  4. Far presentare le foto scelte (2 al massimo) – I partecipanti spiegano come l’immagine della foto risponde alle domande poste dal formatore e la ragione della loro scelta.
  5. Analisi/riformulazione/sintesi di gruppo.

COSA PROPONE LEARNING BY DOING?

Proponiamo del materiale didattico creato da Thiagi® per animare delle sessioni in piccoli o grandi gruppi (da 10 a più di 100 persone).

Dopo aver creato il concetto di Carte Consiglio, consapevole dell’enorme potenziale del fotolinguaggio nella formazione degli adulti, Thiagi ha creato dei mazzi di fotografie e disegni (le Carte-Foto e le Carte-Illustrazioni) che servono da supporto a numerose attività di gruppo.
Al di là della maniera classica di animare il fotolinguaggio, Thiagi ha studiato diverse situazioni didattiche, ognuna corrispondente a un obiettivo specifico:

  1. Sviluppare il lavoro di squadra e l’ascolto reciproco.
  2. Capire come una situazione attuale deriva dal passato e precede situazioni future.
  3. Sviluppare il pensiero logico e l’astrazione.
  4. Scoprire e rinforzare le capacità di osservazione.
  5. Rappresentare attraverso un disegno gli elementi chiave di una situazione.
  6. Passare dall’informazione al significato.
  7. Sviluppare la creatività.
  8. Cercare l’essenza di una situazione o di un argomento.
  9. Acquisire consapevolezza dei propri successi passati, per poter costruire quelli futuri.
  10. Identificare i cambiamenti in una circostanza complessa.
  11. Sviluppare il senso di osservazione dei dettagli.
  12. Comprendere i rapporti e le classificazioni che applichiamo.
  13. Osservare un’immagine o una situazione con gli occhi di qualcun altro.
  14. Descrivere gli ingredienti di un successo.
  15. Sviluppare la capacità di porsi delle domande.
  16. Parlare degli effetti delle decisioni prese senza discussione.
  17. Riflettere sulle alterazioni percettive e sui problemi di memorizzazione.
  18. Identificare una moltitudine di messaggi latenti in una foto.
  19. Ricercare i significati più profondi e comprendere le percezioni degli altri.
  20. Usare correttamente le domande aperte e le domande chiuse.
  21. Prendere consapevolezza delle proprie emozioni.
  22. Comunicare utilizzando le immagini (quando le parole non bastano).

Le diverse maniere di animare il fotolinguaggio sono descritte in modo dettagliato nel manuale dell’animatore.

ACQUISTARE IL MATERIALE DIDATTICO PRONTO ALL’USO

  • Mazzi di Carte Foto
  • Mazzi di Carte Illustrazioni (disegni originali)
  • Manuale dell’animatore

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