Formare con il gioco di ruolo
I principi per renderlo davvero efficace
I principi per renderlo davvero efficace
di Carlo BIANCHI – Consulente in ingegneria della formazione e progettista di giochi didattici
Come in una rappresentazione teatrale, il gioco di ruolo consiste nel simulare situazioni della vita quotidiana, con l’obiettivo di mobilitare le competenze dei discenti per: sperimentare nuovi modi di agire, testare idee, assimilare conoscenze, allenarsi… il tutto in una modalità ludica.
Giocando, ciascuno è portato a trovare il proprio modo di comprendere e di apprendere, dando concretezza al noto adagio:
«Capisco ciò che ascolto, memorizzo ciò che faccio e ciò che vivo».
Il gioco di ruolo è una metodologia di apprendimento attivo che mette il partecipante al centro del proprio percorso di sviluppo.
Attraverso la simulazione di situazioni professionali realistiche, permette di sperimentare, di esercitarsi e soprattutto di imparare anche dai propri errori, in un contesto protetto.
In questo approccio, il formatore non si limita a trasmettere conoscenze, ma assume il ruolo di facilitatore dell’apprendimento, creando le condizioni affinché ciascuno possa osservare, provare, riflettere e migliorare.
Ciò che distingue il gioco di ruolo dalle altre attività formative è la presenza di interazioni verbali e comportamentali tra due o più persone. Proprio per questo motivo, rappresenta uno strumento particolarmente efficace per sviluppare competenze relazionali nei settori della vendita, del management, della negoziazione, della comunicazione e dello sviluppo personale.
Tuttavia, ciò che rende il gioco di ruolo così potente dal punto di vista didattico può anche renderlo emotivamente impegnativo. Mettersi in scena, esporsi allo sguardo degli altri e accettare la possibilità di sbagliare non è sempre facile.
Perché il gioco di ruolo produca un apprendimento duraturo, è quindi necessario rispettare alcuni principi fondamentali.
A eccezione degli attori professionisti, poche persone si sentono realmente a proprio agio quando devono esporsi davanti agli altri, soprattutto se percepiscono il rischio di essere giudicate.
La fase di introduzione del gioco di ruolo è quindi particolarmente delicata. Non si tratta soltanto di spiegare la situazione e le regole, ma anche di aiutare i partecipanti (che non sempre hanno scelto volontariamente di seguire la formazione) ad accettare di mettersi in gioco.
Anche in un clima rassicurante, è importante accettare che alcune persone possano inizialmente mostrare resistenza o persino rifiutare di partecipare.
Per facilitare il coinvolgimento, il formatore può:
Il gioco di ruolo si basa sul principio dell’apprendimento attraverso l’azione.
L’obiettivo non è evitare gli errori, ma trasformarli in occasioni di crescita. Imparare significa infatti confrontare ciò che ci si aspettava da un’azione con ciò che è realmente accaduto, per poi correggere e migliorare [2].
Tuttavia, nella nostra cultura l’errore è ancora spesso associato all’idea di fallimento o di incompetenza [3]. Per questo motivo, è fondamentale creare un ambiente psicologicamente sicuro.
Le situazioni proposte dovrebbero essere:
Possedere delle competenze non basta. Per utilizzarle con successo è necessario anche credere nella propria capacità di agire efficacemente.
Albert Bandura definisce questa convinzione “senso di efficacia personale” (Self-Efficacy). Secondo la sua teoria, le persone tendono a riprodurre i comportamenti che percepiscono come efficaci e a evitare quelli che associano all’insuccesso [4].
Il gioco di ruolo contribuisce a rafforzare questa fiducia perché permette di sperimentare successi progressivi.
Inoltre, l’apprendimento avviene all’interno di un gruppo. Osservando i colleghi affrontare con successo determinate situazioni, i partecipanti sviluppano un senso di efficacia collettiva.
Se qualcuno percepisce di avere capacità simili a quelle dei propri pari, sarà più incline a credere di poter ottenere risultati analoghi.
L’osservazione degli altri diventa così una potente fonte di apprendimento e di motivazione.
Il gioco di ruolo è uno strumento prezioso anche per valutare il livello di padronanza di determinate competenze.
L’osservazione rappresenta quindi una fase essenziale, sia per individuare i punti di forza, sia per identificare le aree di miglioramento.
Le modalità più utilizzate sono due:
È la soluzione più semplice da implementare. Tuttavia, presenta un rischio: quello di concentrarsi eccessivamente su dettagli secondari, perdendo di vista la qualità complessiva della prestazione [1].
Una pratica efficace consiste nel distribuire i compiti di osservazione. Ad esempio, alcuni osservatori possono concentrarsi sugli aspetti verbali, mentre altri prestano attenzione alla comunicazione non verbale.
Richiede più tempo, ma offre numerosi vantaggi. Permette infatti di rivedere le sequenze importanti e di fornire un feedback più preciso e oggettivo.
Rivedersi in azione aiuta i partecipanti a prendere maggiore consapevolezza dei propri comportamenti e rende i commenti degli osservatori più concreti e pertinenti.
Anche se la registrazione dei giochi di ruolo può risultare utile ai fini formativi, la sua applicazione concreta è spesso complessa per ragioni tecniche ed etiche.
La videocamera può ridurre la sicurezza psicologica, limitando spontaneità e coinvolgimento. La qualità delle riprese è inoltre difficile da garantire, poiché le interazioni sono rapide e multidimensionali.
A ciò si aggiunge il tempo necessario per l’analisi, spesso troppo elevato rispetto alle risorse disponibili, oltre a questioni di consenso e diritto all’immagine.
Infine, la presenza della video può trasformare il gioco di ruolo in una situazione percepita come valutativa, riducendo il valore dell’apprendimento.
In sintesi, la video è utile solo se usata con misura, senza compromettere fiducia e sperimentazione.
Paradossalmente, durante la simulazione si impara relativamente poco. L’attenzione dei partecipanti è infatti concentrata sull’azione e sul desiderio di riuscire.
Il vero apprendimento avviene più tardi, nel debriefing.
È in questa fase che l’esperienza viene analizzata, che gli errori diventano occasioni di riflessione e che vengono individuate nuove strategie di azione, sempre in un clima di rispetto e benevolenza.
Un debriefing efficace può seguire quattro tappe:
“Come vi siete sentiti?”
“Che cosa è successo?”
“Perché è andata così?”
“Che cosa si sarebbe potuto fare diversamente?”
“In che modo ciò che abbiamo osservato può essere utile nella realtà lavorativa?”
Il debriefing è probabilmente la fase più importante dell’intero processo. Senza riflessione, il gioco rischia di rimanere una semplice esperienza ludica; con un buon debriefing, diventa invece una vera leva di trasformazione dei comportamenti.
La configurazione più frequente è quella del faccia a faccia: un venditore e un cliente, un manager e un collaboratore, oppure la simulazione di una riunione.
Idealmente, ogni partecipante dovrebbe sperimentare tutte le prospettive:
I gruppi ristretti sono preferibili, ma non sempre compatibili con i vincoli organizzativi. In questi casi sono possibili diverse modalità:
Ogni configurazione presenta vantaggi e limiti; la scelta dipenderà dagli obiettivi della formazione e dal tempo disponibile.
Il gioco di ruolo non è una semplice attività ludica. È uno strumento pedagogico particolarmente potente per sviluppare competenze comportamentali e relazionali.
La sua efficacia non dipende tanto dalla qualità della messa in scena, quanto dalla capacità del formatore di creare un clima di fiducia, di valorizzare l’errore come occasione di apprendimento e di guidare un debriefing capace di trasformare l’esperienza in competenze trasferibili alla realtà professionale.
[1] Capranico S., Role Playing, Raffaello Cortina Editore.
[2] Argyris C., Savoir pour agir, InterÉditions.
[3] Astolfi J.-P., L’erreur, un outil pour enseigner, ESF.
[4] Bandura A., Self-Efficacy in Changing Societies, Cambridge University Press.
[5] Chamberland G. & Provost G., Jeu, simulation et jeu de rôle, Presses de l’Université du Québec.
