IN CHE MODO IL GIOCO FAVORISCE LA MEMORIZZAZIONE?
Rispettare i ritmi di apprendimento
Rispettare i ritmi di apprendimento
Carlo Bianchi – Specialista della progettazione didattica e autore di giochi d’aula
Se si considera che la memoria a breve termine si basa su diversi codici sensoriali (lessicale, visivo, semantico, motorio, uditivo) allora il gioco appare come una leva particolarmente efficace, poiché mobilita simultaneamente più di questi canali di comunicazione.
Le informazioni provenienti dai sistemi sensoriali sono molto fugaci: vengono conservate solo per pochi secondi, il tempo necessario per essere elaborate, organizzate o collegate a conoscenze già presenti nella memoria a lungo termine. È proprio per questo motivo che il consolidamento degli apprendimenti richiede riprese regolari e variate degli stessi contenuti.
Nei dispositivi ludico-formativi, questa logica è spesso integrata in modo naturale: i concetti chiave vengono rivisitati attraverso azioni, scambi, simulazioni o feedback successivi.
È tuttavia importante precisare che ripetere non significa semplicemente dire la stessa cosa.
Dal punto di vista didattico, la ripetizione assomiglia piuttosto al processo di riformulazione: si tratta di riprendere uno stesso concetto da angolazioni differenti, variando i supporti, gli esempi o i contesti di applicazione.
Nella LudoFormazione, uno stesso concetto viene spesso mobilitato in modo multimodale: viene ascoltato, visualizzato, messo in pratica e vissuto sul piano emotivo. Questa molteplicità di canali rafforza la qualità dell’elaborazione cognitiva e favorisce il consolidamento nella memoria.
Le ricerche in scienze cognitive dimostrano che l’emozione svolge un ruolo determinante nei processi di apprendimento e di memorizzazione a lungo termine. Le informazioni associate a un’esperienza emotiva, che sia positiva o negativa, vengono generalmente codificate meglio e trattenute più a lungo.
Il gioco presenta quindi un interesse particolare nell’ambito dell’apprendimento. Per un adulto, rappresenta una situazione relativamente insolita nel contesto formativo, spesso associata a emozioni positive come il piacere, la curiosità o il coinvolgimento.
Questa dimensione emotiva, combinata con l’esperienza vissuta, contribuisce a rafforzare la memorizzazione dei contenuti trattati e facilita la loro riattivazione successiva in situazione professionale.
Parliamo ora del senso più sviluppato negli esseri umani.
Questa tendenza è così forte che ogni volta che leggiamo un testo tentiamo di visualizzarne il contenuto. Tuttavia, il cervello tratta i testi e le immagini in modo differente.
Senza entrare nei dettagli del processo di trattamento dell’informazione da parte del cervello, bisogna sapere che in media ricordiamo il 10% delle informazioni presentate oralmente, ma se vi aggiungiamo un’immagine la percentuale può superare il 60%.
Questo fenomeno si spiega semplicemente con il fatto che il cervello riconosce le parole come tante piccole immagini, rendendo quindi più laborioso il trattamento da parte della memoria di lavoro.
Guardando una vecchia fotografia, dimenticata da anni in fondo a un cassetto, vediamo persone di cui abbiamo dimenticato il nome e poi, poco a poco, i ricordi riaffiorano…
L’immagine possiede una straordinaria capacità di richiamare eventi passati, agendo sulla memoria episodica.
Le immagini sono particolarmente efficaci per comunicare concetti astratti. Idee come la “libertà” o la “qualità”, che richiederebbero intere frasi per essere spiegate, possono essere rappresentate da una sola immagine.
Esiste invece ancora qualche dubbio riguardo all’apprendimento delle lingue, che sembrerebbe beneficiare maggiormente di altri media.
Questo fenomeno si spiega in particolare con i limiti della memoria di lavoro, la cui funzione è elaborare temporaneamente le informazioni. Essa dispone di una capacità limitata, stimata mediamente intorno a 7 elementi (±2), mantenuti per una durata molto breve, dell’ordine di alcune decine di secondi.
Queste capacità variano tuttavia da individuo a individuo, in funzione delle conoscenze pregresse, dell’esperienza e della familiarità con l’argomento trattato.
Così, un ritmo troppo sostenuto può rapidamente saturare la memoria di lavoro dei discenti meno esperti, mentre un ritmo troppo lento rischia di generare demotivazione nei partecipanti più esperti.
In questo contesto, permettere a ciascuno di apprendere secondo il proprio ritmo costituisce una leva essenziale della qualità didattica. È proprio uno dei principali contributi del gioco di formazione: esso si adatta naturalmente al ritmo dei giocatori, poiché è strutturato dalle loro azioni, decisioni e interazioni.
Numerosi lavori di psicologia cognitiva e di scienze dell’apprendimento supportano questi principi.
Alcune ricerche mostrano che, negli apprendimenti detti “lessicali”, la costruzione delle conoscenze semantiche avviene progressivamente a partire da informazioni contestualizzate. Altri studi, relativi all’apprendimento in contesti multisensoriali e multi-situazionali, indicano che la memorizzazione viene rafforzata quando i concetti vengono incontrati sotto forme differenti (simulazioni, supporti visivi, spiegazioni teoriche, richiamo di esperienze, ecc.).
In queste condizioni, i tassi di ritenzione osservati possono raggiungere circa il 45%, contro il 27% di approcci più tradizionali.
Infine, diverse ricerche in contesti didattici mettono in evidenza l’importanza del ruolo attivo del discente. In una di queste, degli studenti universitari sono stati suddivisi in due gruppi: alcuni coinvolti attivamente in una simulazione (gioco di ruolo teatralizzato), altri in posizione di osservatori.
I risultati delle valutazioni finali mostrano una differenza significativa: circa l’80% di successo per gli studenti attivi, contro il 30% per gli spettatori.
Questi elementi convergono verso la stessa conclusione: il coinvolgimento attivo, così come favorito dagli approcci ludici ed esperienziali, costituisce un fattore determinante della memorizzazione, della motivazione e della performance nella formazione.
